LA FIBRA

LA FIBRA DI ALPACA

La fibra di alpaca è inserita all’interno della categoria delle fibre pregiate ed è tra le fibre migliori al mondo. La sua finezza si misura in Micron, un Micron corrisponde ad un millesimo di millimetro, ed è una misurazione che si effettua in laboratori specializzati nell’analisi di fibra o in laboratori tessili. La fibra di alpaca più fine mai testata nei tempi moderni è intorno i 13 micron e mezzo. Per avere un paragone più rappresentativo e chiaro della finezza della fibra di alpaca possiamo comparala alla finezza media del capello umano, che corrisponde circa a 40-90 micron.

(Qui sotto le diverse fibre e lane al microscopio)
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L’alpaca viene posta nella categoria “fibra” in quanto la sua struttura è molto più simile al pelo che non alla lana. Paragonata alla lana di pecora, la fibra di alpaca è al tatto molto più soffice, setosa e “asciutta”. Questo deriva sia dalla differenza nella struttura fisica della fibra, sia dal fatto che la fibra di alpaca ha un bassissimo quantitativo di lanolina che la ricopre. Grazie all’assenza quasi totale di lanolina risulta essere più lucida e luminosa, queste caratteristiche saranno trasferite al filato e in seguito al prodotto finito donando grande valore ai manufatti in fibra di alpaca. Anche la fibra di alpaca della più bassa qualità sarà sempre migliore della classica lana di pecora, per cui per tutta la fibra di alpaca c’è un utilizzo, anche per quella di minore qualità.

Qui di seguito trovate le diverse classificazioni della fibra di alpaca in base alla finezza:

  • Royal Alpaca – Più fine di 18 micron
  • Super Fine / Baby Alpaca – più fine di 20 micron
  • Fine – più fine di 25 micron
  • Medium – sotto i 30 micron
  • Strong – dai 30 micron in su

Esistono due tipologie di alpaca che possiedono due tipi molto diversi di fibra.

L’alpaca Huacaya

Huacaya

Ha una fibra soffice e vaporosa, che cresce perpendicolarmente al corpo, donandogli il classico aspetto da orsacchiotto.

L’alpaca Suri

Suri

Ha una fibra al tatto simile alla seta, cresce e si riunisce in ciocche lunghe e lisce che tendono verso il basso.

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Può dividersi in 22 colori naturali riconosciuti ufficialmente, ma in realtà le sfumature intermedie sono oltre 44.

L’immagine a fianco rappresenta l’attuale tabella colori in uso per la classificazione dei colori degli alpaca all’interno del registro S.I.A:

Tutte le nomenclature sono in inglese
per cercare di mantenere chiarezza.
E’ utile abituarsi ad utilizzare
la terminologia in uso
in tutto il resto del mondo
per potersi confrontare
con allevatori esteri senza fraintendimenti.

Questa possibilità di avere fibra colorata, senza dover ricorrere a tinture sia naturali che industriali è molto apprezzata, vista anche la crescente attenzione verso prodotti biologici, naturali ed ecosostenibili. Altre fibre e lane pregiate come Cashmere, vigogna, cammello e merino non hanno questa potenzialità perchè i colori sono limitati a uno o due sfumature al massimo. L’alpaca è una fibra molto richiesta sul mercato italiano e gli allevatori italiani dovrebbero concentrare le proprie forze nel creare un mercato redditizio, selezionando e migliorando le caratteristiche di fibra dei loro alpaca, in modo che la fibra grezza raggiunga un prezzo alto grazie alla sua qualità. L’industria tessile italiana richiede grandi quantità di fibra di alpaca. Si pensi solo che l’Italia importa circa il 90% della fibra di alpaca di alta qualità nel mondo!

La Cina al contrario è al momento il più grande importatore di grandi quantità di fibra di alpaca di medio/bassa qualità. Al momento vengono prodotti in Sud America circa tre milioni di kg di fibra di alpaca, che viene smerciata in tutto il mondo o lavorata in loco per produrre filati che vengono venduti a prezzi stracciati. L’industria tessile peruviana non ha però le nostre tecnologie, il filato prodotto non è di buona fattura, quindi in forte contrasto con ciò che è richiesto sul mercato. L’opportunità di produrre fibra di qualità e filati altrettanto ben fatti è alla portata dell’industria tessile più avanzata al mondo, quella italiana. Gli allevatori italiani dovrebbero puntare all’eccellenza vista la possibilità di usufruire di artigiani competenti ed esperti, in modo da immettere sul mercato fibra, filati o prodotti finiti di altissima fattura.

Parlare di “qualità della fibra” significa riferirsi a delle specifiche caratteristiche che definiscono la struttura della fibra e la composizione del vello.

Le caratteristiche generali della fibra di alpaca da considerare nella selezione del proprio gregge sono:

Finezza (fineness)

La finezza della fibra si misura in Micron ed è una qualità molto importante, in quanto ha un impatto sul prezzo delle fibra per kg, e di conseguenza influisce sul reddito dell’allevatore, ma la finezza della fibra di un alpaca può essere fortemente influenzata da molti fattori, come stress, alimentazione, nascita, svezzamento, fattore ambientale, malattia, trasporti, importazione, per cui è buona norma richiedere l’analisi della fibra dell’esemplare e quella dei suoi genitori in modo da avere una panoramica chiara su come evolverà la fibra di quell’esemplare in base a come sono evolute rispettivamente le fibre dei suoi genitori (tenendo bene a mente l’ambiente e l’alimentazione in cui questi sono cresciuti) perché questo può dare un’indicazione sulla possibile evoluzione del micronaggio durante la crescita e la maturità dell’animale. L’allevatore dovrà tener conto dei fattori di stress e valutare se la finezza è diminuita o aumentata in base a fattori esterni. Un altro fattore che influenza la finezza negativamente è l’età, con l’aumentare dell’età si avrà un conseguente aumento dei micron e quindi minor finezza. La finezza all’interno di un intero vello o campione viene chiamata AFD, finezza media. Bisogna però fare molta attenzione ad allevare tenendo in considerazione solamente la finezza come metro di selezione, questo può portare al “rimpicciolimento” della razza, come è avvenuto per le pecore merino. Per questo va mantenuto un equilibrio generale quando si selezionano e allevano alpaca, tenendo a mente la finezza senza perdere di vista tutto il resto.

Lucentezza (Brightness/lustre)

La Lucentezza è una caratteristica molto difficile da ottenere e mantenere. E’ detta anche luminosità, ed è visibile a occhio nudo. E’ la quantità di luce riflessa nelle fibre. Anche questa è influenzata da fattori ambientali, di stress e di alimentazione. Un animale sano e con un’alimentazione regolare tenderà a mantenere lucentezza nel suo vello, ma se l’alpaca vive in una zona argillosa e polverosa sarà difficile mantenere questa caratteristica ben visibile. La selezione genetica è fondamentale quando si parla di lucentezza, anche se non è una caratteristica facile da trasmettere alla progenie. Anche una buona ed equilibrata alimentazione incide favorevolmente sulla lucentezza di un vello, che però deve già essere presente come caratteristica nell’animale. Se un animale giovane e in salute non ha lucentezza sarà impossibile fargliene acquisire con l’alimentazione, se questa non è presente nel suo patrimonio genetico. La lucentezza è una caratteristica che si determina a livello visivo. Attualmente non esistono analisi scientifiche per la lucentezza della fibra. La lucentezza è una di quelle caratteristiche che si ripercuote sul prodotto finale, per cui occorre tenerla in considerazione.

Densità (Density)

La densità è il numero di fibre per cm quadrato di pelle. Più densa sarà la fibra di un alpaca e più quantità di fibra produrrà, aumentando il guadagno dell’allevatore. Esistono delle analisi da effettuare, come lo skin test, in cui si preleva un cm quadrato di cute dal fianco dell’alpaca, contando i follicoli di pelo presenti in quel determinato spazio di pelle se ne stabilisce la quantità e quindi la densità. Ma è possibile valutare la densità di un alpaca anche in maniera manuale, per esempio facendo pressione sul vello e testandone la resistenza prima di arrivare a toccare il corpo dell’animale. Un altro modo di apprezzare la densità di un animale è quello di aprire il vello e sentire se si trova “resistenza” nell’apertura delle fibre. A livello visivo un alpaca con una parvenza di fibre ordinate è sicuramente più denso rispetto ad un alpaca con un vello “disordinato”.

Crimp (Crimp)

Il crimp è l’andamento ondulato o a zig-zag che si ha lungo tutta la lunghezza delle fibre, ed è un altro fattore fondamentale perché indicatore di alcune caratteristiche importanti.

Si misura in frequenza e ampiezza

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che insieme determinano lo stile di crimp. Quando la frequenza dei crimp per cm è bassa si dice che lo stile di quel crimp è bold. Quando la frequenza è alta si dice che quel crimp è ad alta frequenza o High Frequency crimp.

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Il crimp ad alta frequenza ha dimostrato nel 90% dei casi di essere correlato alla finezza, il Dr. Julio Sumar lo ha dimostrato in uno dei suoi studi in Perù. Il crimp con buona frequenza sembra essere fortemente legato a densità e lunghezza, infatti le fibre che crescono in maniera ordinata tenderanno a crescere meglio e più lunghe, ma le fibre, per crescere in maniera ordinata devono essere anche dense per cm quadrato. Per cui ecco come densità, finezza e lunghezza sono legate al crimp.

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Il crimp è ottimo anche per la realizzazione del filato, che se realizzato con velli in cui è presente crimp ad alta frequenza risulterà più elastico e leggero.

Il numero di crimp può essere associato ad un valore ottenibile attraverso test di laboratorio, il valore legato al crimp è chiamato “curvatura”, ovvero il numero di crimp per mm quadrato, più è alta la curvatura più sarà alta la frequenza dei crimp per mm.

La cosa positiva è che lo stile di crimp è una caratteristica relativamente facile da ereditare.

Definizione degli staples

(Staple’s definition)

Quando le fibre crescono ben allineate e si raggruppano in un piccolo ciuffetto compatto che ha l’aspetto di un piccolo “fiammiferino” si ha quello che in un linguaggio più specifico viene chiamato “staple”. Un vello formato da tanti piccoli staples sarà un vello “ordinato”, denso, con buona lunghezza e probabilmente fine, con crimp ad alta frequenza. Ad occhio nudo è facile individuare un vello ordinato in staples compatti.

Uniformità di micronaggio

(Uniformity in Micron)

Si può tranquillamente evidenziare tramite analisi della fibra attraverso i valori SD e CV. E’ importante stabilire se la finezza è la medesima lungo tutto il vello. In caso di alta variazione di micronaggio all’interno di un vello si avrà un brusco calo del prezzo di quel vello sul mercato e una scarsa lavorabilità dello stesso, in quanto durante la lavorazione le fibre vengono messo “sotto sforzo” e le parti più sottili del vello di romperanno, mentre le parti più resistenti rimarranno intatte. Il risultato sarà un filato non uniforme, debole, che si spezza. Cose assolutamente da evitare per non perdere tempo e denaro, è meglio avere un vello con non fine ma uniforme, piuttosto che un vello non uniforme con micronaggio più basso.

Uniformità di colore

(Uniformity of color)

L’uniformità di colore è necessaria se si vuole ottenere una certa sfumatura di colore. Se un artigiano cerca di ottenere un filato bianco candido cercherà sul mercato fibra bianca candida, assolutamente non contaminata da fibre scure, che rovinerebbero il suo filato. Lo stesso accadrebbe se volesse un filato marrone e così via. L’uniformità di colore serve a mantenere un ordine, un equilibrio e rende il vello appetibile per il mercato.

Lunghezza

(Staple Lenght)

La lunghezza è effettivamente la lunghezza (in cm) della fibra in un anno o comunque da tosa a tosa, in modo da stabile la crescita mensile della fibra. Più la fibra cresce in lunghezza e maggiore sarà il peso del vello, e quindi maggiore il ricavo dell’allevatore.

Morbidezza al tatto

(Handle)

Tradotto letteralmente sarebbe “la mano”, ovvero la senzazione di morbidezza al tatto Alpaca fini possono risultare avere una cattiva mano e viceversa, questo può essere influenzato dalla presenza di peli primari o fibre medullate o dalla presenza di materiale vegetale all’interno del vello.

Presenza o meno di Fibre medullate

(Medullation or Guard Hair)

La fibra dell’alpaca è divisa in fibra primaria e fibra secondaria. La fibra secondaria è quella che compone la maggior parte del vello ovvero quella “buona”, mentre le fibre primarie sono delle fibre grossolane, che spuntano dritte dal vello e sono ruvide al tatto. Spesso se il diametro o micronaggio di queste fibre primarie è molto alto risulteranno cave all’interno, in questo caso vengono definite “fibre medullate”, cioè contenti un midollo, in particolare queste fibre sono un grosso problema perché influenzano negativamente il risultato finale del filato. L’obbiettivo dell’allevatore è eliminare le fibre medullate, ma non del tutto le fibre primarie. Le fibre primarie infatti sono utili all’animale nella regolazione delle temperatura e alla secrezione di alcuni ormoni, per cui, come è stato fatto con le pecore merino, sarebbe opportuno portare il micronaggio dei peli primari allo stesso micronaggio delle fibre secondarie, così da non dover intervenire manualmente per rimuovere queste fibre dai velli prima della lavorazione. Un modo interessante per ridurre il micronaggio dei peli primari e quello di allevare aumentando la densità delle fibre secondarie, in modo che i follicoli dei peli primari abbiano meno spazio per crescere e siano naturalmente ridotti in spessore.

Alcune di queste caratteristiche si possono trovare nei risultati delle analisi di laboratorio, che vengono evidenziate negli Istogrammi (Hystograms) contenenti importanti informazioni sul campione di fibra inviato.

La selezione genetica gioca un ruolo fondamentale nel miglioramento della fibra. E’ però importante dire che la qualità dell’alimentazione degli alpaca, lo stress a cui è sottoposto il gregge, la salute, l’età degli esemplari e il modo in cui il campione viene “raccolto” incide non poco sul risultato delle analisi, per cui raccomandiamo di leggere attentamente anche l’articolo “Allevamento”, “Capire le analisi della fibra” e l’articolo “La tosa”. Migliorando l’alimentazione, le cure veterinarie e l’allevamento selettivo scientifico e il miglioramento genetico si inizierà a produrre fibra ancora più fine e in quantità maggiore. Questo si traduce immediatamente in un aumento del reddito, senza costi aggiuntivi per il proprietario di alpaca, che è il fine ultimo di ogni imprenditore.

Scritto da Noemi Gambini

LA TOSA

La tosa è un momento di fondamentale importanza sia per l’animale che per l’allevatore.
E’ un’operazione tuttal’altro che semplice e la sua buona riuscita dipende sia dal carattere dell’animale che dall’esperienza del tosatore.
L’occasione offre l’opportunità di controllare lo stato di salute dell’alpaca, monitorandone la forma fisica, la presenza di parassiti, oltre ad utilizzare il momento per il taglio delle unghie e per effettuare trattamenti antiparassitari, vaccini o altro.
Solitamente la tosa viene effettuata una volta all’anno, generalmente a maggio e comunque prima dell’estate, in modo che l’animale possa trascorrere i mesi più caldi privo del vello, anche se si tende a lasciare, soprattutto negli animali bianchi, un centimetro circa di fibra a protezione della cute dai raggi solari.

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Esistono principalmente tre metodi di tosa:
il primo consiste nel tenere l’animale in piedi durante la tosa, legandolo corto alla cavezza anche se questo richiede esperienza e soprattutto è consigliato su animali estremamente tranquilli; il secondo, detto metodo “australiano” è quello più usato e consiste nello stendere a terra l’animale, posizionato su un lato ed immobilizzato. Per fare questo è necessario legare l’animale all’estremità delle zampe anteriori e posteriori ponendolo in leggera tensione attraverso corde tese a due montanti distanti circa 4/5 metri l’uno dall’altro.
Il terzo metodo, infine, consiste nel sdraiare lateralmente l’animale su appositi tavoli basculanti. È simile a quello australiano, ma permette al tosatore di tenere una posizione più comoda e di essere più rapido.

Indipendentemente dal metodo utilizzato, che dipenderà dall’esperienza soggettiva, è di fondamentale importanza la tosatrice elettrica.
Ne esistono di due tipi: tosatrice pensile, con motore staccato dal corpo tosante collegato attraverso albero flessibile; tosatrice compatta In entrambi i casi di fondamentale importanza risulta essere il “cutter” che oscilla all’interno del pettine che funge da distanziale. Il taglio deve essere fluido e scorrevole, non serve spingere.
La lama e il pettine vanno costantemente lubrificati per evitare il loro surriscaldamento, nonostante sia consigliato fare una pausa o sostituire il cutter dopo 4/5 capi.
Le tosatrici sono spesso rumorose e potrebbero infastidire l’animale.
Per questo si consiglia di abituare gradualmente gli animali alla vibrazione attraverso brevi simulazioni.
Altra attrezzatura consigliata di avere durante la tosa è la seguente: un disinfettante spray, un cicatrizzante per eventuali tagli, forbici e cesoie, sacchetti per la raccolta del vello.
E’ buona norma iniziare la tosa con l’alpaca più giovane, in quanto la fibra dei “baby alpaca” è sempre la più pregiata e non deve essere contaminata da peli di animali adulti.
La tosa deve essere eseguita in maniera rapida (circa 10 minuti per capo), per non creare troppo stress all’animale, soprattutto in caso di femmine gravide.

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La fibra sarà raccolta e suddivisa per qualità:
la “prima scelta”, la più pregiata, è quella della groppa, dall’inizio del collo fino alla coda, fino ai fianchi; la seconda scelta è quella del collo, della pancia e della parte alta delle zampe; lo scarto, è tutta quella fibra molto sporca e corta, che non può essere lavorata per fare il filato.
E’ molto importante per eseguire l’analisi della fibra, la raccolta del campione che dovrà essere preso dalla prima scelta, avere dimensioni di 5×5 cm quadrati e messo in una bustina trasparente con nome dell’animale e data della tosa, per poi essere successivamente spedito ai laboratori di analisi.

Scritto da Elisa Bardi

LA LAVORAZIONE DELLA FIBRA

Esistono diversi modi di filare la fibra di alpaca, ma la prima cosa da fare quando si tosano gli animali è capire a che cosa è adatta la fibra che abbiamo ottenuto e che tipo di lavorazione vogliamo per il filato in base al prodotto che vogliamo creare.
E’ importante dopo la tosa pulire bene a mano ogni vello, togliendo foglie, paglia, feci, erba, fieno o qualsiasi cosa contamini la fibra.
Esistono due tipologie di filato:
Pettinato
Cardato
Per la lavorazione ai ferri e all’uncinetto il filato cardato è preferibile secondo l’opinione di molti artigiani e magliaie, ma il filato sarà leggermente meno “liscio” e setoso al tatto, anche se la fibra è di qualità ottima, proprio per via del tipo di lavorazione.
Nella filatura cardata infatti vengono impiegate fibre che possono anche variare in lunghezza, vengono tagliuzzate e mescolate a fibre più lunghe per realizzare un filato più resistente.
La fibra pettinata è di solito realizzata da lanifici medio-grandi, per cui richiede quantità di fibra di almeno qualche centinaio di kg di fibra di alpaca. Quantitativi piccoli non sono consigliati per questo tipo di lavorazione in macchine industriali in quanto la maggior parte della fibra andrebbe persa all’interno dei macchinari, a meno che non sia
una Mini Mill che lavora piccoli quantitativi.
Al tatto è sicuramente un filato più “liscio”, ma tende a perdere più peli se indossato.
La fibra impiegata per questo tipo di filatura deve essere molto uniforme in lunghezza, viene pettinata fino a che le fibre non risultano tutte parallele e allineate, viene quindi creato il “top”, ovvero una “corda” composta da queste fibre pettinate che poi vengono filate.
Ogni filato ha le sue caratteristiche ed è bene decidere che prodotti realizzare prima di decidere di far filare la vostra fibra.
Dopo aver deciso che tipo filato volete potete decidere se lavare la fibra prima della filatura o se lavare le matasse ottenute in seguito alla filatura.
E’ sempre bene ricordare che il processo di lavaggio della fibra causa una “perdita” o “calo” del 20% sul filato finale, ma è necessario per eliminare polvere, peli corti o morti e vegetali molto piccoli. Si avrà poi un ulteriore calo durante la lavorazione di circa il 20-30%.
Prima della filatura è anche necessario decidere che dimensione volete per il filato.
La misura di un filato è detta “titolo”.
La titolazione del filato viene comunemente misurata nei metri di filato che si ottengono con un kg di fibra.
Per esempio 1/18 sta a significare che il filato è composto da un filo singolo e che con un kg di fibra si è sviluppato un filato lungo 18000 metri, mentre se troviamo un filato 2/18 significa che il filato è composto da due fili lunghi 18000 metri ritorti insieme.
La torcitura deve essere ben equilibrata per ricavare un filato liscio e che non si avvolga su se stesso se lasciato sciolto.
Metodi di filatura:
La filatura a mano è Il metodo più antico e tradizionale per trasformare la fibra di alpaca in filato. L’Alpaca è una fibra molto attrattiva per il filatore a mano perché è una fibra secca, che contiene minuscole quantità di lanolina e quindi può essere filata direttamente dal vello, senza la necessità di preparazioni. Alcuni filatori però richiedono che la fibra sia lavata e pulita prima di acquistarla, per cui se volete intraprendere la vendita della fibra grezza agli appassionati
di filatura a mano siate preparati a lavare e pulire bene le vostre fibre. Di solito chi acquista fibra preziosa da filare a mano acquista quantità che vanno dai 100 grammi in su, perché il processo è molto lungo e laborioso e li terrà occupati per molto tempo, ma potrete ottenere un prezzo molto buono se la fibra è di ottima qualità.
Le Mini Mill artigianali
Per ottenere piccoli quantitativi di filato bisogna ricorrere a piccoli artigiani indipendenti che elaborano tutti i quantitativi dai 10-20 kg in su. Alcuni piccolissimi artigiani sono disposti a filare anche i singoli velli per elaborarli in filati specifici. Questo permette agli allevatori di trasformare la loro fibra anche in quantità più piccole.
Filature industriali
I filatoi di grandi dimensioni, di cui il territorio italiano è ricchissimo, chiedono un minimo di 250 kg di fibra per lotto, ciò significa che deve essere divisa per colore, per finezza e per lunghezza, in modo che l’intero lotto sia uniforme. Questi filatoi sono adatti ai grandi allevatori o a chi acquista fibra grezza come commerciante, poichè sono in grado di accumulare grandi quantità di fibra di alpaca in colore e qualità uniformi.
Alcuni allevatori accumulano la loro fibra per anni prima di inviare lotti uniformi a questi grandi filatoi industriali. Anche questa è una possibilità.
Non è una compatibile però con l’esigenza dei piccoli allevatori.

IL FUTURO DELLA FIBRA DI ALPACA

Il futuro della fibra di alpaca è molto eccitante. La richiesta di questa fibra è alle stelle e l’offerta sul mercato è molto bassa, questo si traduce in un vivace mercato per gli allevatori.
I proprietari possono facilmente vendere la loro fibra grezza a filatori privati, artigiani o appassionati.
Per gli allevatori che invece producono filato in casa, o si avvalgono di artigiani per filare la propria fibra, il guadagno è ancora maggiore.
Più ci si avvicina ad un prodotto finito e più il ricavo è maggiore.
La vendita di capi artigianali di fibra di alpaca al 100% è ancora un mercato di nicchia, ma molto propizio se fatto in maniera professionale, con attenzione verso il cliente e ricercando la qualità nei propri prodotti attraverso studio e ricerca.